Bollettino Sala Stampa della Santa Sede

  1. Omelia del Santo Padre

    Traduzione in lingua inglese

    Traduzione in lingua spagnola

    Alle ore 10.15 di oggi, XXVIII Domenica del Tempo Ordinario, sul Sagrato della Basilica Vaticana, il Santo Padre Francesco ha celebrato la Santa Messa e presieduto il rito della canonizzazione dei Beati: John Henry Newman (1801-1890), Cardinale di Santa Romana Chiesa, Fondatore dell’Oratorio di San Filippo Neri in Inghilterra; Giuseppina Vannini (1859-1911), Vergine, Fondatrice delle Figlie di San Camillo; Mariam Thresia Chiramel Mankidiyan (1876-1926), Vergine, Fondatrice della Congregazione delle Suore della Sacra Famiglia; Dulce Lopes Pontes (1914-1992), Vergine; Margherita Bays (1815-1879), Vergine.

    Pubblichiamo di seguito l’omelia che il Papa ha pronunciato dopo la proclamazione del Vangelo:

    Omelia del Santo Padre

    «La tua fede ti ha salvato» ( Lc 17,19). È il punto di arrivo del Vangelo odierno, che ci mostra il cammino della fede . In questo percorso di fede vediamo tre tappe, segnalate dai lebbrosi guariti, i quali invocano , camminano e ringraziano .

    Anzitutto, invocare . I lebbrosi si trovavano in una condizione terribile, non solo per la malattia che, diffusa ancora oggi, va combattuta con tutti gli sforzi, ma per l’esclusione sociale. Al tempo di Gesù erano ritenuti immondi e in quanto tali dovevano stare isolati, in disparte (cfr Lv 13,46). Vediamo infatti che, quando vanno da Gesù, “si fermano a distanza” (cfr Lc 17,12). Però, anche se la loro condizione li mette da parte, invocano Gesù, dice il Vangelo, «ad alta voce» (v. 13). Non si lasciano paralizzare dalle esclusioni degli uomini e gridano a Dio, che non esclude nessuno. Ecco come si accorciano le distanze, come ci si rialza dalla solitudine: non chiudendosi in sé stessi e nei propri rimpianti, non pensando ai giudizi degli altri, ma invocando il Signore, perché il Signore ascolta il grido di chi è solo.

    Come quei lebbrosi, anche noi abbiamo bisogno di guarigione, tutti. Abbiamo bisogno di essere risanati dalla sfiducia in noi stessi, nella vita, nel futuro; da molte paure; dai vizi di cui siamo schiavi; da tante chiusure, dipendenze e attaccamenti: al gioco, ai soldi, alla televisione, al cellulare, al giudizio degli altri. Il Signore libera e guarisce il cuore, se lo invochiamo , se gli diciamo: “Signore, io credo che puoi risanarmi; guariscimi dalle mie chiusure, liberami dal male e dalla paura, Gesù”. I lebbrosi sono i primi, in questo Vangelo, a invocare il nome di Gesù. Poi lo faranno anche un cieco e un malfattore sulla croce: gente bisognosa invoca il nome di Gesù, che significa Dio salva . Chiamano Dio per nome, in modo diretto, spontaneo. Chiamare per nome è segno di confidenza, e al Signore piace. La fede cresce così, con l’invocazione fiduciosa, portando a Gesù quel che siamo, a cuore aperto, senza nascondere le nostre miserie. Invochiamo con fiducia ogni giorno il nome di Gesù: Dio salva. Ripetiamolo: è pregare, dire “Gesù” è pregare. La preghiera è la porta della fede, la preghiera è la medicina del cuore.

    La seconda parola è camminare. È la seconda tappa. Nel breve Vangelo di oggi compaiono una decina di verbi di movimento. Ma a colpire è soprattutto il fatto che i lebbrosi non vengono guariti quando stanno fermi davanti a Gesù, ma dopo, mentre camminano: «Mentre essi andavano furono purificati», dice il Vangelo (v. 14). Vengono guariti andando a Gerusalemme, cioè mentre affrontano un cammino in salita. È nel cammino della vita che si viene purificati, un cammino che è spesso in salita, perché conduce verso l’alto. La fede richiede un cammino, un’uscita, fa miracoli se usciamo dalle nostre certezze accomodanti, se lasciamo i nostri porti rassicuranti, i nostri nidi confortevoli. La fede aumenta col dono e cresce col rischio. La fede procede quando andiamo avanti equipaggiati di fiducia in Dio. La fede si fa strada attraverso passi umili e concreti, come umili e concreti furono il cammino dei lebbrosi e il bagno nel fiume Giordano di Naaman (cfr 2 Re 5,14-17). È così anche per noi: avanziamo nella fede con l’amore umile e concreto, con la pazienza quotidiana, invocando Gesù e andando avanti.

    C’è un altro aspetto interessante nel cammino dei lebbrosi: si muovono insieme . «Andavano» e «furono purificati», dice il Vangelo (v. 14), sempre al plurale: la fede è anche camminare insieme, mai da soli. Però, una volta guariti, nove vanno per conto loro e solo uno torna a ringraziare. Gesù allora esprime tutta la sua amarezza: «E gli altri dove sono?» (v. 17). Sembra quasi che chieda conto degli altri nove all’unico che è tornato. È vero, è compito nostro – di noi che siamo qui a “fare Eucaristia”, cioè a ringraziare –, è compito nostro prenderci cura di chi ha smesso di camminare, di chi ha perso la strada: siamo custodi dei fratelli lontani, tutti noi! Siamo intercessori per loro, siamo responsabili per loro, chiamati cioè a rispondere di loro, a prenderli a cuore. Vuoi crescere nella fede? Tu, che sei oggi qui, vuoi crescere nella fede? Prenditi cura di un fratello lontano, di una sorella lontana.

    Invocare, camminare e ringraziare : è l’ultima tappa . Solo a quello che ringrazia Gesù dice: « La tua fede ti ha salvato » (v. 19). Non è solo sano, è anche salvo. Questo ci dice che il punto di arrivo non è la salute, non è lo stare bene, ma l’incontro con Gesù. La salvezza non è bere un bicchiere d’acqua per stare in forma, è andare alla sorgente, che è Gesù. Solo Lui libera dal male, e guarisce il cuore, solo l’incontro con Lui salva, rende la vita piena e bella. Quando s’incontra Gesù nasce spontaneo il “grazie”, perché si scopre la cosa più importante della vita: non ricevere una grazia o risolvere un guaio, ma abbracciare il Signore della vita. E questa è la cosa più importante della vita: abbracciare il Signore della vita.

    È bello vedere che quell’uomo guarito, che era un samaritano, esprime la gioia con tutto sé stesso: loda Dio a gran voce, si prostra, ringrazia (cfr vv. 15-16). Il culmine del cammino di fede è vivere rendendo grazie. Possiamo domandarci: noi che abbiamo fede, viviamo le giornate come un peso da subire o come una lode da offrire? Rimaniamo centrati su noi stessi in attesa di chiedere la prossima grazia o troviamo la nostra gioia nel rendere grazie? Quando ringraziamo, il Padre si commuove e riversa su di noi lo Spirito Santo. Ringraziare non è questione di cortesia, di galateo, è questione di fede. Un cuore che ringrazia rimane giovane. Dire: “Grazie, Signore” al risveglio, durante la giornata, prima di coricarsi è l’antidoto all’invecchiamento del cuore, perché il cuore invecchia e si abitua male. Così anche in famiglia, tra sposi: ricordarsi di dire grazie. Grazie è la parola più semplice e benefica.

    Invocare, camminare, ringraziare. Oggi ringraziamo il Signore per i nuovi Santi, che hanno camminato nella fede e che ora invochiamo come intercessori. Tre di loro sono suore e ci mostrano che la vita religiosa è un cammino d’amore nelle periferie esistenziali del mondo. Santa Marguerite Bays, invece, era una sarta e ci rivela quant’è potente la preghiera semplice, la sopportazione paziente, la donazione silenziosa: attraverso queste cose il Signore ha fatto rivivere in lei, nella sua umiltà, lo splendore della Pasqua. È la santità del quotidiano, di cui parla il santo Cardinale Newman, che disse: «Il cristiano possiede una pace profonda, silenziosa, nascosta, che il mondo non vede. […] Il cristiano è gioioso, tranquillo, buono, amabile, cortese, ingenuo, modesto; non accampa pretese, […] il suo comportamento è talmente lontano dall’ostentazione e dalla ricercatezza che a prima vista si può facilmente prenderlo per una persona ordinaria» ( Parochial and Plain Sermons , V,5). Chiediamo di essere così, “luci gentili” tra le oscurità del mondo. Gesù, «resta con noi e noi cominceremo a brillare come Tu brilli, a brillare in modo da essere una luce per gli altri» ( Meditations on Christian Doctrine , VII,3). Amen.

    [01629-IT.02] [Testo originale: Italiano]

    Traduzione in lingua inglese

    “Your faith has saved you” ( Lk 17:19). This is the climax of today’s Gospel, which reflects the journey of faith . There are three steps in this journey of faith. We see them in the actions of the lepers whom Jesus heals. They cry out , they walk and they give thanks .

    First, they cry out . The lepers were in a dreadful situation, not only because of a disease that, widespread even today, needs to be battled with unremitting effort, but also because of their exclusion from society. At the time of Jesus, lepers were considered unclean and, as such, had to be isolated and kept apart (cf. Lev 13:46). We see that when they approach Jesus, they “kept their distance” ( Lk 17:12). Even though their condition kept them apart, the Gospel tells us that they “called out” (v. 13) and pleaded with Jesus. They did not let themselves be paralyzed because they were shunned by society; they cried out to God, who excludes no one. We see how distances are shortened, how loneliness is overcome: by not closing in on ourselves and our own problems, by not thinking about how others judge us, but rather by crying out to the Lord, for the Lord hears the cry of those who find themselves alone.

    Like those lepers, we too need healing, each one of us. We need to be healed of our lack of confidence in ourselves, in life, in the future; we need to be healed of our fears and the vices that enslave us, of our introversion, our addictions and our attachment to games, money, television, mobile phones, to what other people think. The Lord sets our hearts free and heals them if only we ask him , only if we say to him: “Lord, I believe you can heal me. Dear Jesus, heal me from being caught up in myself. Free me from evil and fear”. The lepers are the first people, in this Gospel, who called on the name of Jesus. Later, a blind man and a crucified thief would do so: all of them needy people calling on the name of Jesus, which means: “God saves”. They call God by name, directly and spontaneously. To call someone by name is a sign of confidence, and it pleases the Lord. That is how faith grows, through confident, trusting prayer. Prayer in which we bring to Jesus who we really are, with open hearts, without attempting to mask our sufferings. Each day, let us invoke with confidence the name of Jesus: “God saves”. Let us repeat it: that is prayer, to say “Jesus“ is to pray. And prayer is essential! Indeed, prayer is the door of faith; prayer is medicine for the heart.

    The second word is to walk . It is the second stage. In today’s brief Gospel, there are several verbs of motion. It is quite striking is that the lepers are not healed as they stand before Jesus; it is only afterwards, as they were walking. The Gospel tells us that: “As they went, they were made clean” (v. 14). They were healed by going up to Jerusalem, that is, while walking uphill. On the journey of life, purification takes place along the way, a way that is often uphill since it leads to the heights. Faith calls for journey, a “going out” from ourselves, and it can work wonders if we abandon our comforting certainties, if we leave our safe harbours and our cosy nests. Faith increases by giving, and grows by taking risks. Faith advances when we make our way equipped with trust in God. Faith advances with humble and practical steps, like the steps of the lepers or those of Naaman who went down to bathe in the river Jordan (cf. 2 Kings 5:14-17). The same is true for us. We advance in faith by showing humble and practical love, exercising patience each day, and praying constantly to Jesus as we keep pressing forward on our way.

    There is a further interesting aspect to the journey of the lepers: they move together . The Gospel tells us that, “as they went, they were made clean” (v. 14). The verbs are in the plural. Faith means also walking together, never alone. Once healed, however, nine of them go off on their own way, and only one turns back to offer thanks. Jesus then expresses his astonishment: “The others, where are they?” (v. 17). It is as if he asks the only one who returned to account for the other nine. It is the task of us, who celebrate the Eucharist as an act of thanksgiving , to take care of those who have stopped walking, those who have lost their way. We are called to be guardians of our distant brothers and sisters, all of us! We are to intercede for them; we are responsible for them, to account for them, to keep them close to heart. Do you want to grow in faith? You, who are here today, do you want to grow in faith? Then take care of a distant brother, a faraway sister.

    To cry out. To walk. And to give thanks . This is the final step. Only to the one who thanked him did Jesus say: “Your faith has saved you” (v. 19). It made you both safe, and sound. We see from this that the ultimate goal is not health or wellness, but the encounter with Jesus. Salvation is not drinking a glass of water to keep fit; it is going to the source, which is Jesus. He alone frees us from evil and heals our hearts. Only an encounter with him can save, can make life full and beautiful. Whenever we meet Jesus, the word “thanks” comes immediately to our lips, because we have discovered the most important thing in life, which is not to receive a grace or resolve a problem, but to embrace the Lord of life. And this is the most important thing in life: to embrace the Lord of life.

    It is impressive to see how the man who was healed, a Samaritan, expresses his joy with his entire being: he praises God in a loud voice, he prostrates himself, and he gives thanks (cf. vv. 15-16). The culmination of the journey of faith is to live a life of continual thanksgiving. Let us ask ourselves: do we, as people of faith, live each day as a burden, or as an act of praise? Are we closed in on ourselves, waiting to ask another blessing, or do we find our joy in giving thanks? When we express our gratitude, the Father’s heart is moved and he pours out the Holy Spirit upon us. To give thanks is not a question of good manners or etiquette; it is a question of faith. A grateful heart is one that remains young. To say “Thank you, Lord” when we wake up, throughout the day and before going to bed: that is the best way to keep our hearts young, because hearts can grow old and be spoilt. This also holds true for families, and between spouses. Remember to say thank you. Those words are the simplest and most effective of all.

    To cry out. To walk. To give thanks. Today we give thanks to the Lord for our new Saints. They walked by faith and now we invoke their intercession. Three of them were religious women; they show us that the consecrated life is a journey of love at the existential peripheries of the world. Saint Marguerite Bays, on the other hand, was a seamstress; she speaks to us of the power of simple prayer, enduring patience and silent self-giving. That is how the Lord made the splendour of Easter radiate in her life, in her humbleness. Such is the holiness of daily life, which Saint John Henry Newman described in these words: “The Christian has a deep, silent, hidden peace, which the world sees not... The Christian is cheerful, easy, kind, gentle, courteous, candid, unassuming; has no pretence... with so little that is unusual or striking in his bearing, that he may easily be taken at first sight for an ordinary man” ( Parochial and Plain Sermons , V, 5).

    Let us ask to be like that, “kindly lights” amid the encircling gloom. Jesus, “stay with me, and then I shall begin to shine as Thou shinest: so to shine as to be a light to others” ( Meditations on Christian Doctrine , VII, 3). Amen.

    [01629-EN.02] [Original text: Italian]

    Traduzione in lingua spagnola

    «Tu fe te ha salvado» ( Lc 17,19). Es el punto de llegada del evangelio de hoy, que nos muestra el camino de la fe . En este itinerario de fe vemos tres etapas, señaladas por los leprosos curados, que invocan , caminan y agradecen .

    En primer lugar, invocar . Los leprosos se encontraban en una condición terrible, no sólo por sufrir la enfermedad que, incluso en la actualidad, se combate con mucho esfuerzo, sino por la exclusión social. En tiempos de Jesús eran considerados inmundos y en cuanto tales debían estar aislados, al margen (cf. Lv 13,46). De hecho, vemos que, cuando acuden a Jesús, “se detienen a lo lejos” (cf. Lc 17,12). Pero, aun cuando su situación los deja a un lado, dice el evangelio que invocan a Jesús «a gritos» (v. 13). No se dejan paralizar por las exclusiones de los hombres y gritan a Dios, que no excluye a nadie. Es así como se acortan las distancias, como se vence la soledad: no encerrándose en sí mismos y en las propias aflicciones, no pensando en los juicios de los otros, sino invocando al Señor, porque el Señor escucha el grito del que está solo.

    Como esos leprosos, también nosotros necesitamos ser curados, todos. Necesitamos ser sanados de la falta de confianza en nosotros mismos, en la vida, en el futuro; de tantos miedos; de los vicios que nos esclavizan; de tantas cerrazones, dependencias y apegos: al juego, al dinero, a la televisión, al teléfono, al juicio de los demás. El Señor libera y cura el corazón, si lo invocamos , si le decimos: “Señor, yo creo que puedes sanarme; cúrame de mis cerrazones, libérame del mal y del miedo, Jesús”. Los leprosos son los primeros, en este evangelio, en invocar el nombre de Jesús. Después lo harán también un ciego y un malhechor en la cruz: gente necesitada invoca el nombre de Jesús, que significa Dios salva . Llaman a Dios por su nombre, de modo directo, espontáneo. Llamar por el nombre es signo de confianza, y al Señor le gusta. La fe crece así, con la invocación confiada, presentando a Jesús lo que somos, con el corazón abierto, sin esconder nuestras miserias. Invoquemos con confianza cada día el nombre de Jesús: Dios salva. Repitámoslo; es rezar, decir “Jesús” es rezar. La oración es la puerta de la fe, la oración es la medicina del corazón.

    La segunda palabra es caminar . Es la segunda etapa. En el breve evangelio de hoy aparece una decena de verbos de movimiento. Pero, sobre todo, impacta el hecho de que los leprosos no se curan cuando están delante de Jesús, sino después, al caminar: «Mientras iban de camino, quedaron limpios», dice el Evangelio (v. 14). Se curan al ir a Jerusalén, es decir, cuando afrontan un camino en subida. Somos purificados en el camino de la vida, un camino que a menudo es en subida, porque conduce hacia lo alto. La fe requiere un camino, una salida, hace milagros si salimos de nuestras certezas acomodadas, si dejamos nuestros puertos seguros, nuestros nidos confortables. La fe aumenta con el don y crece con el riesgo. La fe avanza cuando vamos equipados de la confianza en Dios. La fe se abre camino a través de pasos humildes y concretos, como humildes y concretos fueron el camino de los leprosos y el baño en el río Jordán de Naamán(cf. 2 Re 5,14-17). También es así para nosotros: avanzamos en la fe con el amor humilde y concreto, con la paciencia cotidiana, invocando a Jesús y siguiendo hacia adelante.

    Hay otro aspecto interesante en el camino de los leprosos: avanzan juntos . «Iban» y «quedaron limpios», dice el evangelio (v. 14), siempre en plural: la fe es también caminar juntos, nunca solos. Pero, una vez curados, nueve se van y sólo uno vuelve a agradecer. Entonces Jesús expresa toda su amargura: «Los otros nueve, ¿dónde están?» (v. 17). Casi parece que pide cuenta de los otros nueve al único que regresó. Es verdad, es nuestra tarea —de nosotros que estamos aquí para “celebrar la Eucaristía”, es decir, para agradecer —, es nuestra tarea hacernos cargo del que ha dejado de caminar, de quien ha perdido el rumbo: somos protectores de nuestros hermanos alejados, ¡todos nosotros! Somos intercesores para ellos, somos responsables de ellos, estamos llamados a responder y preocuparnos por ellos. ¿Quieres crecer en la fe? Tú, que estás hoy aquí, ¿quieres crecer en la fe? Hazte cargo de un hermano alejado, de una hermana alejada.

    Invocar, caminar y agradecer : es la última etapa . Sólo al que agradece Jesús le dice: « Tu fe te ha salvado » (v. 19). No sólo está sano, sino también salvado. Esto nos dice que la meta no es la salud, no es el estar bien, sino el encuentro con Jesús. La salvación no es beber un vaso de agua para estar en forma, es ir a la fuente, que es Jesús. Sólo Él libra del mal y sana el corazón, sólo el encuentro con Él salva, hace la vida plena y hermosa. Cuando encontramos a Jesús, el “gracias” nace espontáneo, porque se descubre lo más importante de la vida, que no es recibir una gracia o resolver un problema, sino abrazar al Señor de la vida. Y esto es lo más importante de la vida: abrazar al Señor de la vida.

    Es hermoso ver que ese hombre sanado, que era un samaritano, expresa la alegría con todo su ser: alaba a Dios a grandes gritos, se postra, agradece (cf. vv. 15-16). El culmen del camino de fe es vivir dando gracias. Podemos preguntarnos: nosotros, que tenemos fe, ¿vivimos la jornada como un peso a soportar o como una alabanza para ofrecer? ¿Permanecemos centrados en nosotros mismos a la espera de pedir la próxima gracia o encontramos nuestra alegría en la acción de gracias? Cuando agradecemos, el Padre se conmueve y derrama sobre nosotros el Espíritu Santo. Agradecer no es cuestión de cortesía, de buenos modales, es cuestión de fe. Un corazón que agradece se mantiene joven. Decir: “Gracias, Señor” al despertarnos, durante el día, antes de irnos a descansar es el antídoto al envejecimiento del corazón, porque el corazón envejece y se acostumbra mal. Así también en la familia, entre los esposos: acordarse de decir gracias. Gracias es la palabra más sencilla y beneficiosa.

    Invocar, caminar, agradecer. Hoy damos gracias al Señor por los nuevos santos, que han caminado en la fe y ahora invocamos como intercesores. Tres son religiosas y nos muestran que la vida consagrada es un camino de amor en las periferias existenciales del mundo. Santa Margarita Bays, en cambio, era una costurera y nos revela qué potente es la oración sencilla, la tolerancia paciente, la entrega silenciosa. A través de estas cosas, el Señor ha hecho revivir en ella, en su humildad, el esplendor de la Pascua. Es la santidad de lo cotidiano, a la que se refiere el santo Cardenal Newman cuando dice: «El cristiano tiene una paz profunda, silenciosa y escondida que el mundo no ve. […] El cristiano es alegre, sencillo, amable, dulce, cortés, sincero, sin pretensiones, […] con tan pocas cosas inusuales o llamativas en su porte que a primera vista fácilmente se diría que es un hombre corriente» ( Parochial and Plain Sermons , V,5). Pidamos ser así, “luces amables” en medio de la oscuridad del mundo. Jesús, «quédate con nosotros y así comenzaremos a brillar como brillas Tú; a brillar para servir de luz a los demás» ( Meditations on Christian Doctrine , VII,3). Amén.

    [01629-ES.02] [Texto original: Italiano]

    [B0792-XX.02]

  2. Al termine della Santa Messa celebrata sul sagrato della Basilica Vaticana per la Canonizzazione di 5 Beati, Papa Francesco ha guidato la recita dell’Angelus con i fedeli ed i pellegrini presenti in Piazza San Pietro.

    Queste le parole del Santo Padre nell’introdurre la preghiera mariana:



    Prima dell’Angelus

    Cari fratelli e sorelle,

    prima di concludere questa Celebrazione eucaristica, desidero salutare e ringraziare tutti voi.

    Ringrazio i fratelli Cardinali e i Vescovi, come pure i sacerdoti, le religiose e i religiosi, provenienti da ogni parte del mondo, specialmente coloro che appartengono alle famiglie spirituali dei nuovi Santi. Saluto tutti i fedeli laici che sono qui convenuti.

    Saluto le Delegazioni ufficiali di diversi Paesi, in particolare il Signor Presidente della Repubblica Italiana e Sua Altezza il Principe di Galles. In effetti, con la loro testimonianza evangelica, questi Santi hanno favorito la crescita spirituale e sociale nelle rispettive Nazioni.

    Un pensiero speciale rivolgo ai delegati della Comunione Anglicana, con viva gratitudine per la loro presenza e anche, do il benvenuto a te, caro fratello, nuovo Vescovo qui a Roma.

    Saluto tutti voi, cari pellegrini, come pure quanti hanno seguito questa Messa mediante la radio e la televisione. Un saluto speciale rivolgo ai fedeli della Polonia, che oggi celebrano la Giornata del Papa: li ringrazio per le loro preghiere e per il loro costante affetto.

    E il mio pensiero va ancora una volta al Medio Oriente. In particolare, all’amata e martoriata Siria da dove giungono nuovamente notizie drammatiche sulla sorte delle popolazioni del nord-est del Paese, costrette ad abbandonare le proprie case a causa delle azioni militari: tra queste popolazioni vi sono anche molte famiglie cristiane. A tutti gli attori coinvolti e anche alla Comunità Internazionale; per favore, rinnovo l’appello ad impegnarsi con sincerità, con onestà e trasparenza sulla strada del dialogo per cercare soluzioni efficaci.

    Insieme a tutti i membri del Sinodo dei Vescovi per la Regione Panamazzonica, specialmente a quelli provenienti dall’Ecuador, seguo con preoccupazione quanto sta accadendo nelle ultime settimane in quel Paese. Lo affido alla preghiera comune e all’intercessione dei nuovi Santi, e mi unisco al dolore per i morti, i feriti e i dispersi. Incoraggio a cercare la pace sociale, con particolare attenzione alle popolazioni più vulnerabili, ai poveri e ai diritti umani.

    Ed ora ci rivolgiamo alla Vergine Maria, modello di perfezione evangelica, perché ci aiuti a seguire l’esempio dei nuovi Santi.

    [01630-IT.02] [Testo originale: Italiano]



    [B0793-XX.02]